Fertilità maschile: perché è importante considerare anche il fattore maschile
Quando si decide di cercare una gravidanza, è naturale pensare che tutto avverrà spontaneamente e in poco tempo. Ma cosa succede quando la gravidanza tarda ad arrivare? È proprio in quel momento che iniziano a sorgere delle domande: è tutto a posto? Dovremmo chiedere aiuto? Quali fattori possono influire?
La fertilità è una questione di coppia. Infatti, circa il 30% dei casi di difficoltà a concepire è legato a fattori femminili, un altro 30% a fattori maschili e circa il 30% a cause combinate, mentre in quasi il 10% dei casi non si identifica un’origine chiara.
Per questo motivo, quando una coppia si rivolge a uno specialista per difficoltà nel raggiungere una gravidanza, valutare anche la fertilità maschile fornisce informazioni fondamentali per comprendere la situazione e definire i passi successivi.
Lo spermiogramma: l’esame di base per valutare la fertilità maschile
Uno dei primi esami eseguiti per valutare la fertilità maschile è lo spermiogramma (detto anche esame del liquido seminale). Si tratta dell’analisi di un campione di sperma che consente di valutare la qualità degli spermatozoi.
È un esame semplice e molto utile. Sulla base dei risultati, il team medico può individuare eventuali fattori che potrebbero ostacolare la gravidanza e valutare se siano necessari ulteriori esami di approfondimento.
Lo spermiogramma analizza diversi parametri del liquido seminale, tra cui:
- Volume: quantità di liquido seminale presente nell’eiaculato.
- Concentrazione: numero di spermatozoi per millilitro.
- Motilità: capacità degli spermatozoi di muoversi correttamente.
- Morfologia: proporzione di spermatozoi con una forma considerata normale.
Inoltre, vengono valutati anche altri aspetti del liquido seminale come il pH, la viscosità, la liquefazione, la vitalità degli spermatozoi e la presenza di altre cellule nell’eiaculato.
Gli specialisti interpretano questi risultati confrontandoli con i valori di riferimento stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. È importante sottolineare che un valore alterato non indica necessariamente infertilità. I risultati possono variare tra diversi campioni dello stesso paziente e devono sempre essere interpretati nel contesto clinico individuale.
Quali informazioni può fornire questo esame
Lo spermiogramma non consente di stabilire con assoluta certezza se un uomo sia fertile o meno, ma può fornire indicazioni importanti su possibili difficoltà riproduttive.
Ad esempio, l’analisi può evidenziare alterazioni come:
- Oligozoospermia: bassa concentrazione di spermatozoi.
- Astenozoospermia: ridotta motilità degli spermatozoi.
- Teratozoospermia: alterazioni della morfologia degli spermatozoi.
In alcuni casi, queste alterazioni possono essere associate a specifiche condizioni mediche, come il varicocele, infezioni o infiammazioni dell’apparato riproduttivo.
Per questo motivo, lo spermiogramma rappresenta spesso uno dei primi passi nello studio della fertilità maschile, in quanto aiuta a orientare la diagnosi e a stabilire se siano necessari ulteriori esami o trattamenti.
Anche l’età maschile può influire sulla fertilità
Per molto tempo si è parlato principalmente dell’impatto dell’età materna sulla fertilità. Tuttavia, un numero crescente di evidenze scientifiche dimostra che anche l’età dell’uomo può influire sulle probabilità di ottenere una gravidanza e avere un bambino.
I ricercatori del Mamma Fertility hanno analizzato oltre 1.600 cicli di FIV con ovociti da donazione, nei quali la qualità ovocitaria è maggiormente controllata, per studiare come l’età paterna possa influenzare i risultati riproduttivi.
I risultati hanno mostrato che, quando il padre aveva più di 45 anni, si osservava un rischio maggiore di aborto spontaneo e una minore probabilità che la gravidanza arrivasse a termine.
Nello studio, il tasso di aborto spontaneo è risultato circa del 10% più elevato nelle coppie in cui l’uomo aveva più di 45 anni rispetto a quelle con uomini più giovani. Di conseguenza, si è osservata anche una minore probabilità di avere un bambino nel gruppo di età più avanzata.
Ciò non significa che gli uomini sopra i 45 anni non possano avere figli. Molte coppie ci riescono. Tuttavia, indica che l’età maschile rappresenta un ulteriore fattore che può influenzare i risultati riproduttivi, soprattutto quando il progetto genitoriale viene posticipato.
Un primo passo semplice per andare avanti
Se state cercando di avere un figlio e la gravidanza tarda ad arrivare, valutare fin dall’inizio sia il fattore femminile sia quello maschile può aiutarvi a comprendere prima cosa sta accadendo.
In molti casi, uno spermiogramma può fornire informazioni molto preziose per orientare il percorso e decidere, insieme al team medico, quali possano essere i passi successivi.
Perché quando si parla di fertilità, avere informazioni è il primo passo per prendere decisioni con serenità e fiducia.
Se avete dubbi o desiderate comprendere meglio la vostra situazione, potete richiedere una prima visita medica presso Mamma Fertility. Durante questa consulenza, il nostro team di specialisti valuterà il vostro caso in modo personalizzato e prescriverà esami iniziali come lo spermiogramma per analizzare fin dall’inizio anche il fattore maschile.
Fare questo primo passo può aiutarvi a ottenere una diagnosi più chiara e a iniziare il vostro percorso verso la gravidanza con il supporto di specialisti in medicina della riproduzione assistita.
Revisionato dal Dr.Rafael Lafuente Varea